sabato 29 marzo 2014

Dalmazia, Giugno 1570

Questa volta lasciamo stare il "terrestre - antico" per dedicarci al "navale - rinascimentale con l'altro mio regolamento di cui vi ho già parlato, che si chiama "Capitano da mar!".



Il sole sta calando e il mare è calmo.
La costa della Dalmazia è un susseguirsi di isole, anfratti, minuscoli porti più o meno sicuri, il più delle volte controllati dalla Serenissima.
Il piccolo convoglio procede in linea: due galee veneziane in testa e due galee in coda, al centro due lente navi da trasporto.
Il sultano Selim II ha intenzioni bellicose, e l'Adriatico non è più un mare così sicuro: il carico di rame proveniente da Cipro, necessario come sempre alla costruzione di cannoni in bronzo nell'Arsenale di Venezia, va tutelato con attenzione.
Mentre le ombre della sera cominciano ad allungarsi sul mare, i comandanti veneziani Giovanni Mocenigo e Marco Foscarini, all'avanguardia e alla retroguardia, hanno gli occhi arrossati per il continuo lavorìo di scrutare l'orizzonte, ma iniziano a sentirsi quasi sicuri.
Quella costa la conoscono come le loro tasche, e mancano un paio d'ore di voga lenta per raggiungere il piccolo porto amico in cui la squadra potrà passare la notte, prima di riprendere il viaggio per Venezia.
Ma alcune vele all'orizzonte, che sbucano pigramente da dietro un'isola, li destano di soprassalto dai loro pensieri, a volte gravi, a volte leggeri: riposo o battaglia, dopo una giornata di navigazione?
Giovanni e Marco, nel dubbio, ordinano di accelerare leggermente il ritmo di voga: meglio essere previdenti, ma senza stremare inutilmente i rematori.
I minuti trascorrono; le cinque vele prima paiono lente, ma poi iniziano ad avvicinarsi: rapidamente, troppo rapidamente per essere sicuri.
Dalle loro galee, veloci e leggere, i corsari turchi Hassan Bey e Dalì Hamed, distanti circa due miglia nautiche, vedono le navi che procedono in fila lungo la costa; i loro occhi esperti di marinai distinguono subito le due navi da trasporto tra le quattro galee: sono vicine alla costa, quindi sono Veneziani, e con un carico degno di tale scorta!
Una buona occasione, dopo una giornata pigramente trascorsa tra il calore del sole, il riflesso del mare e le rughe del sale.
I Veneziani hanno ormai capito e si preparano a resistere all'attacco: i Turchi sono in superiorità, ma la base non è lontana e, ai primi colpi di cannone, qualcuno potrebbe muoversi ....


SCENARIO:
Superficie di gioco di circa m. 4000 x m. 10.000 (... nella scala dei righelli!).
Costa della Dalmazia a est; isolette a ovest; piccolo porto all'estremità nord - est.


SCHIERAMENTI e INIZIATIVA:
Veneziani
squadra veneziana all'estremità sud - est, disposta in linea (2 galee, 2 navi da carico, 2 galee) parallela e vicina alla costa in asse sud - nord e diretta a nord;


Turchi
squadra turca (3 galee e 2 galeotte) già schierata ad ovest, tra le isolette, disposizione a piacere ma ad almeno 3.000 metri dalle navi veneziane.
il Turco muove per primo.




FORZE IN CAMPO: 
Veneziani (59 punti)
avanguardia veneziana: Giovanni Mocenigo (AC 3) con 2 galee veneziane, ciascuna con equipaggio 3;
navi da carico: 2 navi a vela, velocità 750 metri, senza difesa;
retroguardia veneziana: Marco Foscarini (AC 2) con 2 galee veneziane, ciascuna con equipaggio 3;
Turchi (64 punti)
squadra 1: Hassan Bey (AC 4), con 2 galee turche, ciascuna con equipaggio 4;
squadra 2: Dalì Hamed (AC 1), con 1 galea turca, con equipaggio 4, e 2 galeotte turche, con equipaggio 4.
Rinforzi veneziani (13 punti)
1 galea veneziana, con equipaggio 5 e comandante con AC da determinarsi con D6, ancorata nel porto. Dopo che viene udito il primo colpo di cannone, entra in campo con ordine di "Manovra" se alla fine del turno 1 il veneziano ottiene 6 con D6, alla fine del turno 2 ottiene 5+ con D6, ecc..





CONDIZIONI DI VITTORIA:
Da regolamento (perdita del 50% dei punti della flotta; per il Veneziano contano i punti delle navi in gioco in quel momento).
Le due navi da carico devono sempre rimanere nei pressi delle navi di scorta, non possono essere colpite o abbordate e non contano ai fini delle condizioni di vittoria.

I corsari turchi studiano la posizione delle navi veneziane e avanzano con calma per giungere a distanza di tiro; appena vedono meglio, si dividono istintivamente gli obiettivi: Hassan Bey, che naviga più a nord, punta le due galee veneziane all'avanguardia, Dalì Hamed le due di retroguardia.
Sono anni che i due navigano insieme: si conoscono bene e le loro tattiche sono collaudate.
 

Nel giro di una decina di minuti si è a distanza di tiro e i Turchi, prima di partire all'assalto, aprono il fuoco: un colpo molto fortunato colpisce la galea del comandante Mocenigo, danneggiando il ponte e causando i primi feriti tra la gente assiepata in coperta.
 

Mentre i Turchi ordinano l'attacco e accelerano al massimo il ritmo di voga, le galee veneziane volgono le prue al nemico per sfruttare al massimo le capacità di tiro delle loro colubrine da corsìa.
Sono cannoni che, a quei tempi, rappresentano il meglio della tecnologia e i risultati non si fanno attendere: le navi turche incassano i colpi ma le schegge di legno che volano ovunque, gli spruzzi di sangue sulla coperta e le urla dei feriti hanno l'effetto di rendere la voga dei galeotti ancora più spasmodica e disperata.


Dal porto si odono distintamente i colpi di cannone e non è difficile immaginare cosa stia succedendo a qualche miglio di distanza; il comandante di una galea veneziana che si trova lì per una breve sosta fa radunare l'equipaggio, disperso nelle bettole o sulle banchine, e, mollati velocemente gli ormeggi, dirige la sua nave in direzione dei botti e del fumo.
Sul luogo dello scontro, i Veneziani, dietro la nebbia dei loro stessi cannoni, vedono avvicinarsi velocemente gli speroni dei loro avversari; ogni galea e galeotta turca si dirge verso un  bersaglio.
L'urto spacca i legni e fa vacillare gli uomini, già in precario equilibrio su navi leggere e poco stabili.
Le galee si avvinghiano tra loro, ma le due galeotte turche soffrono le maggiori dimensioni degli avversari: una, la cui struttura era stata già indebolita dal fuoco delle colubrine avversarie, viene contro - speronata dalla galea veneziana e si spezza, affondando; la seconda, a causa delle murate più basse e del contrasto dei nemici, fallisce la manovra di abbordaggio e, per il momento, viene respinta.



Ma dove lo speronamento e l'abbordaggio è riuscito, i Turchi saltano sui ponti delle navi avversarie e si scagliano contro il ferro nemico che sta lì ad attenderli.
Le mische sono brevi, confuse e letali e i feriti sono molti sia tra chi vince, sia tra chi perde; gli spazi sono ristretti, l'equilibrio è precario, i colpi sono portati a distanza ravvicinatissima.
All'avanguardia veneziana, attaccata da Hassan Bey, lo scontro è incerto; sulla galea di Giovanni Mocenigo la mischia è particolarmente feroce; gli uomini dei due gruppi avanzano e arretrano lungo la corsia centrale, qualcuno, colpito,  cade tra i banchi dei rematori.
Una galea veneziana dell'avanguardia cade in mano ai Turchi.

La retroguardia veneziana di Marco Foscarini sembra avere la vita più facile: affondata una galeotta turca e respinti i tentativi di abbordaggio dell'altra, le due galee veneziane possono unirsi per combattere contro la sola galea turca rimasta, quella di Dalì Hamed.

Ma le battaglie sul mare sono sempre eventi dall'esito molto incerto, in cui pochi fattori abbastanza casuali possono portare velocemente a un epilogo inatteso.
 subito dopo, sulle navi veneziane inizia a girare la voce che anche l'ammiraglia  veneziana sia stata presa e che il comandante Giovanni Mocenigo forse è stato ucciso, o forse catturato, o forse è caduto in mare durante la mischia ...
All'inizio è solo un dubbio che mina la concentrazione dei combattenti, ma poi nessuno, neanche a distanza, può ignorare il significato della quiete che regna sull'ammiraglia e, soprattutto, di quel vessilo dell'Islam che i nemici si affrettano a innalzare sul pennone più alto della nave veneziana.
I dubbi si fanno certezze e il morale dei marinai e degli armigeri veneziani crolla in un istante: la nave è persa, il capitano Giovanni Mocenigo è andato ...


I Veneziani iniziano a guardare meno le scimitarre dei nemici e a guardarsi di più tra loro: qualcuno tenta di combattere, altri si lanciano in acqua, altri si arrendono, molti vedono il proprio sangue prima di poter decidere ...
Le quattro galee veneziane cadono una dopo l'altra in preda al nemico.


I Turchi festeggiano velocemente il successo, ma hanno fretta di andarsene: la costa della Dalmzia è molto vicina ed è in mano ai veneziani, e vedono a distanza la vela della galea che ha lasciato il porto.
Tutti i feriti nemici e anche i soldati veneziani che danno segni di ribellione vengono immediatamente ammazzati: sulle galee non c'è posto per il peso inutile; quelli che rimangono vengono disarmati e messi ai remi insieme ai galeotti, in modo da poter governare anche le galee catturate.
Finito con le galee, ai Turchi bastano pochi colpi di remo per raggiungere le lente navi mercantili, con il loro prezioso carico di rame (e non solo).
Quella vela solitaria che sembra avvicinarsi proviene dalla costa, quindi dovrebbe essere veneziana, ma è ancora lontanissima; circondati dalle galee turche, i marinai delle due navi da carico non possono realisticamente fare alcuna opposizione e, in segno di resa, voltano mestamente le prue verso sud.
Si cambia destinazione e, soprattutto, si cambia scorta; sanno che ora i corsari Turchi hanno bisogno di loro per il governo delle navi, ma poi saranno venduti come schiavi.
Ma nelle avventurose acque del mediterraneo orientale del 1570 chissà cos'altro potrà succedere prima di raggiungere i mercati di Tunisi o di Istanbul ...