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mercoledì 9 gennaio 2019

Un ritorno al classico: Legione vs Falange.

Le nostre graditissime divagazioni ludiche in altre epoche e in altri mondi ci avevano fatto un po' dimenticare, lo scorso anno, la nostra passione principale: la guerra nel mondo classico.
Desiderosi di rispolverare Magna Acies! e le sue meccaniche rapide e immediate, abbiamo quindi deciso di organizzare un confronto tra i più interessanti che l'Antichità, nel campo dell'arte militare, sia stata capace di offrirci: la legione romana repubblicana, uscita vincente dallo spietato scontro con Annibale, contro la falange macedone di epoca tarda, magari non esaltata dal genio di Alessandro ma pur sempre considerata una delle più perfette macchine belliche del tempo.


Per un regolamento da wargame, ricreare efficacemente il sapore delle differenze sostanziali tra i due sistemi non è semplice.
Noi siamo partiti, come sempre, dallo studio di ciò che, per quanto si possa desumere dai resoconti degli storici, avvenne nella realtà per creare meccaniche di gioco universalmente valide; non cioè, ottimizzate per un singolo scenario, ma idonee a simulare, nella generalità dei casi e salvo situazioni estreme, le caratteristiche dei due diversi ordinamenti.
La legione manipolare traeva la sua forza: 1) dalla tecnica individuale superiore; 2) dalla relativa elasticità dell'ordinamento in manipoli e centurie; 3) dallo schieramento su più linee, di cui solo la più avanzata era in contatto con il nemico, mentre le successive conservavano le forze.
Abbiamo simulato il primo aspetto conferendo, alla singola unità, un fattore di combattimento piuttosto elevato (8); il secondo aspetto è simulato dal fatto che il fattore di combattimento è alto in ogni circostanza, quindi non è influenzato da fattori tattici; circa il terzo aspetto, se la legione è schierata su più linee e finché la seconda è estesa almeno la metà della prima, non si affatica nei combattimenti, perché (astrattamente) dai ranghi posteriori affluiscono in prima linea truppe fresche.
La falange, al contrario, traeva la sua forza dalla sua profondità, dal suo essere formazione compatta e dal suo riuscire ad essere, sul campo, un vero rullo compressore.
Abbiamo simulato questi aspetti dotando i pezetàiroi di un fattore di combattimento piuttosto basso (6), che però aumenta con una seconda linea (7) e si esalta con una terza linea (11).
Quindi, si dirà, se la falange schiera su tre linee, il Macedone, con fattore di combattimento 11, vince facilmente sul Romano, i cui legionari hanno fattore di combattimento 8.
La faccenda non è così scontata, perché anzitutto schierare una falange su tre linee è "costoso" in termini di punti, poi, se la falange va in disordine (perché vinta su un fianco, o perché affaticata, o perché decimata dal tiro ...) perde tutti i vantaggi della profondità.
Possiamo dire, quindi, che la falange è fortissima finché può esprimersi al meglio, la legione è meno forte, ma può meglio adattarsi alle circostanze.
Vediamo cosa è successo, attraverso un racconto fotografico della battaglia. 

Ecco i due eserciti schierati.
In basso i Romani, con le legioni in mezzo, schierate su due linee e divise in centro, destra e sinistra; alle ali le cavallerie: all'ala sinistra cavalleria alleata, all'ala destra poca cavalleria romana e una consistente cavalleria leggera numida.
In tutto circa 15.000 uomini.
I Macedoni in alto; sono circa 19.000 e hanno al centro due falangi, seguite da poca cavalleria leggera e da una divisione di fanteria tracia; alla loro ala destra (in alto nella foto) hanno cavalleria mercenaria e fanteria mercenaria; alla loro ala sinistra hanno cavalleria tessala: 


L'ala destra romana, con la cavalleria leggera numida (schierata in colonna per manovrare più agilmente) e l'esigua cavalleria romana; seguono, verso lo sfondo, le legioni romane schierate al centro:


Ancora le legioni romane, distinte in tre blocchi, ciascuno su due linee e con i velites sulla fronte:



L'ala sinistra romana, con un forte contingente di cavalleria alleata italica:


Ala sinistra e centro macedone.
Partendo dal basso, cavalleria tessala e due falangi, seguite, sullo sfondo, da esigua cavalleria leggera e, poi, da fanteria tracia:





L'ala destra macedone, con fanteria tracia, fanteria mercenaria e cavalleria mercenaria:


Nel corso del primo turno, i Romani muovono in attacco verso le due falangi macedoni, mentre la cavalleria leggera numida (in basso, vicino alla strada)  inizia ad avvicinarsi alla cavalleria tessala per colpirla da lontano.
In alto (ala sinistra romana e ala destra macedone) i movimenti sono più cauti e le truppe manovrano in attesa di capire cosa farà il nemico: 



Al turno successivo, i Romani continuano la loro avanzata con le legioni contro le falangi.
La cavalleria leggera numida inizia a manovrare attorno alla cavalleria tessala e ci sono i primi scambi di giavellotti: 


I Traci ricevono l'ordine di attaccare i legionari posizionati nella parte sinistra del centro romano (cioè quelli che non stanno attaccando le falangi e stanno ancora manovrando): 


Le falangi macedoni non avanzano, ma si preparano all'impatto contro le legioni, assumendo il temibile schieramento profondo su tre linee:


All'ala sinistra macedone, invece, la cavalleria leggera numida riesce ad avvolgere la cavalleria tessala: 


Dopo un nutrito e reciproco scambio di giavellotti, la cavalleria numida riesce a mettere in fuga la cavalleria tessala, subendo poche perdite:


I Romani continuano ad avanzare verso le falangi, che sono ormai su tre linee e che, dopo aver manovrato, si fermano e si preparano ad accoglierli.
L'ala sinistra macedone è stata sconfitta e volta in fuga dalla cavalleria leggera romana, che è pronta a muovere verso altri obiettivi.
L'ala destra macedone (in alto) punta contro la cavalleria romana e contro la terza divisione legionaria, che è rimasta indietro rispetto alle altre due:





Al centro, le fanterie sono ormai a contatto, o quasi; dopo il fitto lancio di proiettili, inizia il corpo a corpo:






Anche i Traci sono ormai a contatto con le legioni:



I Traci, sull'ala destra macedone, già impegnati contro la fanteria romana, vengono sconfitti dall'urto delle legioni (che tuttavia subiscono perdite) e dal sopraggiungere della cavalleria leggera romana, che ne impedisce la fuga:



La situazione, detta così, pare molto favorevole ai Romani.
Ma la faccenda non è così semplice, perché le sorti sembrano rapidamente capovolgersi dopo i primi combattimenti tra le legioni e le falangi.
Sfruttando la capacità offensiva derivante dalla loro profondità, le falangi, come era prevedibile, sembrano vincere facilmente contro i legionari romani, che subiscono perdite molto consistenti:


Le legioni centrali subiscono gravissime perdite, spinte indietro dall'urto dei pezetàiroi:


Le legioni di destra hanno invece un fronte più ampio rispetto alla falange che sta loro davanti, quindi la lotta è un po' meno squilibrata:




Inoltre, i legionari romani, che, all'ala sinistra, hanno sconfitto i Traci, sono spazzati via da un attacco concentrato della fanteria e della cavalleria mercenaria macedone, che li colpiscono alle spalle e sul fianco; non potendo ritirarsi o fuggire, le legioni sono annientate sul posto: 



Mentre al centro prosegue il durissimo confronto tra legioni e falangi, all'ala sinistra romana la situazione è estremamente confusa: la cavalleria alleata romana, con una manovra di aggiramento, riesce a attaccare sul fianco e gettare nel disordine la fanteria mercenaria avversaria, che si disordina e cede:





Le legioni romane di centro sono quasi al collasso e sul punto di cedere contro la falange:


Le legioni romane sulla destra, invece, stanno vincendo:


Dopo molti turni di combattimento, le falangi rivelano quella che è la loro debolezza: lo sforzo potente che riescono esercitare ha il suo prezzo.
Quando il centro romano è a un passo dal cedere, la falange esaurisce la spinta e smette di premere; la fatica si fa sentire.
I legionari, anche se provati dalle perdite, alla lunga mantengono meglio la loro capacità di combattimento e approfittano del disordine dell'avversario dovuto alla stanchezza per lo sforzo prolungato: 


Le falangi vengono volte in fuga e i Romani restano padroni del campo:




   
Il Romano ha perso circa 6000 uomini, ma il Macedone ha perso 9500 uomini (metà dell'esercito), e perde la battaglia, seppure di stretta misura.
Battaglia a lungo incerta, con diversi rovesciamenti della sorte: un inizio promettente per i Romani, che hanno spazzato via la cavalleria avversaria sull'ala sinistra macedone e che, poi, hanno sconfitto i Traci dall'altra parte; una fase centrale nettamente favorevole al Macedone, che ha messo fuori combattimento più della metà dei legionari romani; un finale che ha visto i Macedoni soccombere a causa dello sforzo prolungato, quando sembravano essere a un passo dalla vittoria.

Scontro divertente, interessante, fluido, molto ragionato, con un buon equilibrio tra manovra e combattimento.
Direi che ci siamo divertiti e che l'Antico, se giocato in questo modo, riserva sempre del piacere.

giovedì 3 settembre 2015

Persiani vs Macedoni: cronaca di una piccola Gaugamela!

Gli scontri tra i Macedoni di Alessandro e i Persiani di Dario nella campagna che portò il Macedone a conquistare l'Impero persiano sono tra i più difficili da riprodurre sul tavolo da wargame: battaglie molto manovrate combattute su terreni difficili (Granico e Isso) o privi di limiti spaziali (Gaugamela), mostruosa disparità numerica tra i due eserciti, con piccole unità scelte in grado di mettere in crisi decine di migliaia di uomini, intervento risolutivo e personale dei Generali in battaglia.
Insomma, tutto ciò che, normalmente, porta a risultati di gioco ben lontani dal risultato reale.
Sarà così anche per Magna Acies! ? Seguiteci nel resoconto di una partita che Gianni e io abbiamo giocato qualche sera fa.

Alessandro e Dario alla battaglia di Isso nel celebre mosaico di Pompei
Abbiamo realizzato due nuove "liste esercito" specifiche per gli eserciti di Alessandro e di Dario; non abbiamo operato troppe distinzioni di tipi di truppe perché, in un "grande tattico", le differenze non sempre sono apprezzabili e a volte non fanno altro che dare vita a problemi di schieramento e a situazioni poco realistiche.
Ne sono nati due eserciti abbastanza simili, in piccolo, a quelli che si scontrarono a Gaugamela (in una proporzione numerica di circa 1:2,5 rispetto alla battaglia vera), fatta eccezione per i carri falcati e gli elefanti, che abbiamo deciso di non utilizzare in uno scontro di ridotte dimensioni.
Ecco gli effettivi:

Alessandro
CvP x 1 (cavalleria pesante degli Eteri)
CvM x 3 (cavalleria tessalica)
CvL x 3 (cavalleria leggera tracia)
Pic x 6 (falange macedone)
Opl x 3 (opliti alleati greci)
Opl x 1 (Ipaspisti della guardia)
FtM x 2 (peltasti)
Sch x 5 (tiratori vari che proteggevano unità di fanteria o cavalleria)

Totale basette: 24
Uomini: 18.000 (3.500 cavalieri, 14.500 fanti)
Punti: 151

Dario
CvP x 5 (cavalleria pesante persiana)
CvM x 4 (cavalleria persiana)
CvL x 4 (arcieri a cavallo)
Opl x 4 (mercenari greci e opliti kardaka persiani)
Ftp x 2 (Immortali, fanteria scelta persiana)
FtM x 10 (leve persiane)
Sch x 3 (tiratori vari)
Ar x 5 (arcieri persiani)

Totale basette: 37
Uomini: 26.500 (6.500 cavalieri, 20.000 fanti)
Punti: 152

Per i Persiani, come si vede, un vantaggio di ben 13 basette sulle 24 dei Macedoni; niente male!
Come campo di battaglia abbiamo rappresentato una superficie desertica piatta, più estesa rispetto alle normali dimensioni di un campo di battaglia di "Magna Acies!" e, quindi, senza possibilità di proteggere le ali: condizioni simili al campo di Gaugamela, che era stato appositamente scelto da Dario per consentire alla sua cavalleria, numericamente superiore, di aggirare l'esercito nemico.

L'aspetto attuale del sito della battaglia di Gaugamela
Alessandro schiera la cavalleria tessala all'ala sinistra, supportata da schermagliatori; andando verso il centro, pone prima la divisione di opliti greci, schierata in profondità e anch'essa supportata da tiratori, poi la falange macedone, schierata come al solito in profondità doppia, e infine la divisione degli Ipaspisti della guardia, sostenuti da schermagliatori; l'ala destra è formata dalla cavalleria leggera e, all'estrema destra, dagli Eteri; la riserva in seconda linea è costituita dai peltasti:

Dario schiera alla sua ala destra, quindi davanti ai tessali, la cavalleria media persiana, preceduta all'estremità del campo dalla cavalleria leggera; andando verso il centro, schiera la divisione degli Immortali con i tiratori, poi la divisione oplitica dei mercenari greci, schierata in profondità e anch'essa sostenuta da schermagliatori; sull'ala sinistra persiana, davanti alla cavalleria leggera macedone, Dario schiera la cavalleria pesante; la seconda linea è costituita dalla enorme massa delle leve:


La battaglia inizia con i Persiani che attaccano su tutta la linea, mentre la loro cavalleria leggera, che non è impegnata da nessuno, inizia un fulmineo movimento di aggiramento dell'ala sinistra macedone.
Il Macedone avanza risolutamente all'attacco al centro, con gli opliti e con la falange, mentre sull'ala sinistra la cavalleria tessala resta ferma ad attendere la carica persiana e all'ala destra la cavalleria leggera arretra in modo tale da sfuggire alla carica della cavalleria pesante persiana.
Le due unità di elite di Alessandro, gli Ipaspisti della guardia (al centro-destra) e gli Eteri (tutto a destra), sono libere e manovrano per trovare dei varchi:


Subito dopo, sulla sinistra macedone, la cavalleria tessala è sottoposta a una pioggia di frecce dagli arcieri a cavallo persiani ed è caricata dalla più numerosa cavalleria media nemica: la situazione è molto difficile:

   

In breve tempo, la cavalleria tessala di Alessandro viene annientata; solo qualche sparuto gruppo di cavalieri e fanti di appoggio ancora si difende, ma il crollo dell'ala sinistra macedone è un fatto quasi compiuto:


La cavalleria leggera persiana, svolto il suo compito, confluisce verso il centro dello schieramento, alle spalle della seconda linea macedone.
Ma l'azione vittoriosa e travolgente delle cavallerie persiane lascia indifesi i fianchi dell'esercito.
In prima linea, la falange macedone combatte strenuamente contro gli opliti mercenari persiani, e i greci combattono altrettanto strenuamente contro gli Immortali, ma gli Ipaspisti e la cavalleria degli Eteri si avvicinano minacciosamente alla seconda linea persiana, incuranti della paurosa inferiorità numerica: 





Le cavallerie persiane sono ormai padrone delle ali del campo di battaglia, avendo battuto i tessali a sinistra e essendosi quasi dissolti anche i cavalieri leggeri traci sulla destra, ma la pressione macedone sulle fanterie persiane è costante, con le file degli Immortali che si assottigliano, con la falange che preme sugli opliti mercenari (senza grossi risultati, a dire il vero ...) e, soprattutto, con Ipaspisti e Eteri (in tutto 1500 uomini) lanciati nella folle missione di mettere in rotta la massa di più di 10.000 leve persiane:



Una prima azione degli Ipaspisti, che provano un attacco frontale contro la seconda schiera persiana, non ha particolare fortuna:


Mentre le cavallerie persiane, vittoriose sulle ali, cercano di riorganizzarsi per colpire alle spalle i quadrati macedoni, Alessandro capisce che l'unica speranza di vittoria è riposta nei suoi fidati Eteri, che hanno ora la possibilità di colpire sul fianco la seconda linea persiana e, in caso di successo, disorganizzarla.
Prende allora il comando del suo Reparto d'elite e si lancia nella mischia; le leve persiane perdono la mischia e tutta la divisione, in disordine, si gira verso la minaccia per una nuova fase di combattimento:

   

Nel frattempo anche gli Immortali hanno ceduto e sono fuggiti di fronte alla pressione degli opliti greci alleati di Alessandro; al centro la falange sta combattendo duramente contro i valorosissimi opliti mercenari persiani, che ancora resistono strenuamente, ma le sorti della battaglia si decideranno con il proseguire dell'azione di Alessandro e dei suoi Eteri contro la massa della fanteria persiana in preda al disordine:  


E come era oramai prevedibile, le leve persiane non tengono a un secondo round di combattimento e fuggono, implacabilmente inseguite da Alessandro:


La cavalleria persiana sta tornando sul campo, con l'ordine di attaccare alle spalle la fanteria pesante macedone, ma ormai è troppo tardi: può solo assistere alla rotta generale dell'esercito di Dario!


La battaglia è finita; i Macedoni hanno perso 4500 uomini (su 18.000), cioè tutta la cavalleria e alcuni leggeri che erano di supporto ai Tessali; i Persiani, invece, hanno perso 15.000 uomini (su 26.500), cioè gli Immortali, la fanteria di seconda linea, più alcuni cavalieri, schermagliatori e arcieri.

Copia di un rilievo del celebre c.d. "Sarcofago di Alessandro" di Istanbul con i colori restaurati
Lo scontro è stato a lungo incerto e lo sviluppo è stato realistico.
Il Macedone, rispetto al vero Alessandro, commette subito l'errore di schierare troppo avanti le sue cavallerie sulle ali (specialmente quella tessala), che sono  rapidamente sopraffatte.
Il Persiano, a quel punto, sembrava avere la vittoria in pugno, ma c'è un problema: la cavalleria persiana, andando a caccia di quella macedone, lascia varchi scoperti tra sé e la fanteria.
In quei varchi si insinuano unità mecedoni di elite, che attaccano le forze persiane di seconda linea le quali, nel loro collasso, trascinano il resto dell'esercito.
E' più o meno ciò che accadde nella realtà.

Elmo Traco - frigio, di moda tra i pezeteri (falangiti) macedoni
Grazie per l'attenzione e alla prossima!